Associazione Bonsai e Suiseki
"Perla dello Jonio"

Vi aspettiamo in tanti alla nostra undicesima mostra. 

Arte Bonsai e Suiseki
Bonsai e Suiseki - l'arte dell'Uomo e della Natura
Pietre e Suiseki, Bonsai, Yamadori, Abete, Acero Campestre, Acero Palmato, Acero Tridente, Agrifoglio,Rhoodendron, Bagolaro, Biancospino, Bosso,BOUGUANVILLEA, CAMELA JAPONICA, CARMONA, caprino, QUercia

Il Bonsai è nato in Oriente, probabilmente in Cina. I documenti storici sono così frammentari e pochi che hanno dato adito ad ogni possibile interpretazione. Una di esse, forse la più plausibile, fa risalire i primi bonsai a piante tenute in vaso per scopi erboristici dai monaci cinesi col nome di Penjing (albero in vaso)

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In Cina, nei pressi della città di Zhangjiajie ( provincia di Hunan), in cima ad una montagne, fra due rocce si trova una porta a forma di arco, alta 30 m. e profonda 70 m.. I cinesi l’hanno denominata “Porta del Paradiso”, definendola il simbolo più vicino a Dio in terra (Tianmen)

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il Suiseki è il più bel regalo che la Natura possa fare all’uomo, quello di “farsi ammirare nel piccolo per immaginare il grande”; immergersi nei microcosmi, esaltarli portando in risalto la sua magnificenza e di riflesso usare la stessa cura nella Natura, a sua volta cosmo e microcosmo. Aldo Marchese,

Le lavorazioni

Primavera

Esplodono i colori e la vita! Le piante germogliano e iniziano i primi tepori. È un mese eccezionale, tutte le piante cominciano la propria fase vegetativa, ora hanno bisogno di più sole e soltanto in caso di gelate tardive torneremo a proteggerli.  
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Estate

Siamo entrati nell'estate. Tutto ciò porta i bonsaisti ad avere la massima attenzione per i bonsai e i loro terricci, ponendo la massima attenzione nel non farli asciugare.
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Autunno

Dopo il periodo di stasi dovuto al forte caldo, si arriva a settembre che coincide con l' inizio della "piccola primavera" ovvero l'autunno.
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Inverno

Oramai tutte le piante sono in stasi vegetativa e devono essere protette sotto tettoie o altro, in modo da non essere colpite dalle gelate o grandinate. Leggi di più ...

Pietre e Suiseki, Bonsai, Yamadori,
La pietra verde di Calabria

Quasi tutto il territorio calabrese appartiene al dominio geologico chiamato Arco Calabro Peloritano. Tale arco è stato interpretato dai geologi come un frammento di catena alpina, che si distingue dalle altre unità dell’Appennino meridionale essendo costituito da unità tettoniche non calcaree, bensì metamorfiche, includendo anche rocce risalenti al Paleozoico.

Pietre e Suiseki, Bonsai, Yamadori,
La Dolomia scura di Calabria

Quando si parla di Dolomie, l’immaginazione ci riporta dietro ad un mare tropicale che mutò la sua fisionomia centinaia di milioni di anni fa. Il risultato straordinario è visibile in quella parte di Alpi Orientali denominate “Dolomiti” e che sono a ragion d’essere patrimonio dell’ Unesco. Ma questo mare poco profondo e caldo era presente anche ad un migliaio di km più a sud, rispetto la futura catena delle Alpi.

Pietre e Suiseki, Bonsai, Yamadori,
TIANMEN

In Cina, nei pressi della città di Zhangjiajie ( provincia di Hunan), in cima ad una montagne, fra due rocce si trova una porta a forma di arco, alta 30 m. e profonda 70 m.. I cinesi l’hanno denominata “Porta del Paradiso”, definendola il simbolo più vicino a Dio in terra (Tianmen). Per arrivarci occorre fare 99 tornanti, salire 999 scalini. Oltre di essa, varcata la sua porta, una passarella di vetro di 60 m. a strapiombo su 1430 m. di vuoto, si trova il cammino della fede, un percorso di straordinaria bellezza indicato specie a chi non soffre di vertigine, apre l’orizzonte ad una vallata spettacolare da un lato, dall’altro le tipiche montagne “a fette” cinesi chiudono un panorama mozzafiato. In alternativa a tutto ciò, una comoda teleferica che toglie l’attesa del piacere, quest’ultima definita la chiave magica per ogni arte, ma in particolar modo per chi va alla ricerca di pietre e in questo spero ognuno, che si sia cimentato a cercare o pulire una pietra, abbia provato tale emozione. La leggenda racconta, che tale porta si formò in seguito ad un crollo della volta di una grotta, che cedendo lasciò intatta la volta fra le due rocce. Era l’anno 263 d.c. Questo non vuole essere solo un noioso racconto, ma un riferimento di empatie ed emozioni tipiche delle pietre d’ammirare. Empatia per cercare di carpire i sentimenti di chi vede od espone una pietra, ed emozioni che scaturiscono dall’interpretazione soggettiva della pietra. In tema di interpretazione soggettiva, ricordando che la pietra è parte della natura e che i giudizi umani essendo tali sono fallibili, quando essa non ci comunica nulla in una esposizione, siamo noi a non essere capaci di interpretarla. Ma iniziamo la storia di questa pietra. Un giorno d’autunno (anno 2018), un caro amico mi scrisse per chiedermi un mio parere su questa pietra (vedi foto 1). Non una persona qualunque, ma uno dei suisekisti che hanno fatto parte della storia italiana del suiseki, parlo del Sig. Abate, per gli amici Mimmo. Ero già abbastanza felice che Mimmo mi volesse far vedere questa pietra, ma quando la vidi in foto (vedi in basso) rimasi folgorato. Era lei, la Porta del Paradiso. Il dubbio di Mimmo, affascinato dalla forma, dalla tessitura, dall’assenza di rotture recenti, era quella di darle un’interpretazione. In merito alla patina, chiesi come mai un palombino avesse tale livello di bellezza già appena raccolto. Mimmo mi spiegò, che dove trova questo materiale, la montagna sottopone grazie ai forti venti una sorta di sabbiatura le pietre che sono fuori dal terreno. Cercai di spiegare la mia d’interpretazione, ma ci volle veramente poco che facesse sua l’idea. Ora bisognava proseguire ed occorreva darle un daiza alla sua altezza. Esso doveva avere uno stile innovativo, non classico del suiseki, ma allo stesso tempo i suoi movimenti dovevano essere eleganti e leggeri, in armonia con le linee perimetrali della pietra. Doveva apparire un tutt’uno, ma ripeto doveva essere innovativo. L’idea di mettere al centro la scala era la novità (vedi foto in basso). Studiando centinaia di esposizioni orientali ed in particolar modo giapponesi, non trovai nulla per poter affermare tale concetto, ma restava in me l’assioma degli studi di keido in arte bonsai, sull’indispensabile esigenza di comunicazione nell’esposizione. La scala ha questo obiettivo, comunicare l’ambito interpretativo.
E’ fuori le logiche dell’arte che tentiamo di esprimere? Non saprei, so che rinforza idealmente il progetto, accompagnando lo sguardo dell’osservatore verso il passaggio. E’ la chiave interpretativa che farà discutere. Inoltre e grazie a qualcuna, ho imparato che un piede centrale e per di più sotto un punto di debolezza non si mette ( nei rientri di una curvatura o insenatura e nemmeno sotto una cascata), ma in questo caso oltre allo scopo interpretativo, c’è anche quello che esso aiuta la tridimensionalità dell’esposizione/progetto. L’intero progetto è stato prima condiviso da Mimmo e poi letteralmente tradotto, sia in termini di sensazioni prima che d’immagini dopo, con infiniti ritocchi sapientemente dosati in diverse settimane di lavoro del daiza (vedi foto in basso). Un inno all’amicizia, a ciò è valso questo progetto. L’ amicizia, quel sentimento profondo che provi per qualcuno/a dal quale non vorresti mai distaccarti. E quando succede che rivedendolo dopo tanto tempo provi la sensazione di non esserti mai allontanato.
Questo è l’infinito, questo è il paradiso. Ora questa pietra mi appartiene, mi è stata ceduta da Mimmo. Ha voluto che fossi io a raccontare questa storia. Lo ringrazio per questo bellissimo progetto che ha voluto condividere. Al contempo, ringrazio Luciana Queirolo, la quale mi accompagna in quest’arte, istruendomi ed allargando i miei orizzonti non riducendoli mai a stereotipi, da tanti professati e poi sistematicamente disattesi in nome del commercio. Con Lei condivido: figure, montagne, colline e paesaggi senza limiti, andando oltre il finito, rendendoci sognatori persi. Nel taoismo, ogni montagna che si erge verso il cielo è la più grande espressione di conversione di energia in materia. Qui nella foto in basso un’esposizione in tokonoma, stile Gyo, per gentile concessione di Fragomena Cosimo della Scuola bonsai Med di Catanzaro . Esposizione in tokonoma a cura di Aldo Marchese con kakejiku che rimanda alla contemplazione. Essa è stata esposta a Roma nel 2019 al convegno AIAS; durante la manifestazione sono stati espressi alcuni rilievi discussi da esperti suisekisti al daiza e che sono stati corretti al mio rientro in Calabria, atti a migliorarne la stabilità della stessa. Torna SU

Il Suiseki

 “farsi ammirare nel piccolo per immaginare il grande”

Quest’arte ha inizio con la raccolta di pietre in natura e sfocia in una bellezza ed un rapporto emozionale e spirituale tra il collezionista che l’ha raccolta e la pietra.
Il fascino e l’attrazione come hobby, risiede nella sua elegante semplicità: una pietra nel suo stato naturale è ammirata per la sua forma unica, il colore e le proprietà minerali, o per il modo in cui evoca ricordi di eventi e di tempi passati.
Può facilmente diventare un “Modo di vita”, dove sempre più programmare viaggi per la raccolta, alla ricerca di quella pietra perfetta, che, ovviamente, non si troverà mai." Questa forma d’arte é stata sviluppata dapprima in Cina, poi insieme all’estendersi del Buddismo anche in Corea ed in Giappone, grazie al contributo dei monaci Zen.
Per pietre da contemplare s’intende al giorno d’oggi non solo le pietre Giapponesi con determinate caratteristiche (suiseki), che vedremo più avanti, ma in senso lato tutte le pietre raccolte dagli appassionati nel mondo.
Gli appassionati sono sempre più numerosi grazie al fatto che, con lo sviluppo della conoscenza, le persone hanno bisogno di evadere dai ritmi frenetici della quotidianità e desiderano ritagliarsi un momento di riflessione in un piccolo giardino Zen, dove trovare la pace e la serenità per una contemplazione meditativa e curativa

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in Cina

Il termine Gongshi tradotto dagli occidentali come Pietre Spirito evoca il più profondo simbolismo Taoista. Le pietre evocano un mondo in miniatura, un paradiso Taoista. Nell’esperienza Cinese, montagne e pietre sono viste come la tangibile personificazione dell’ordine naturale.
La più pura energia Cielo/Terra si fonde nelle pietre e le loro formazioni sono splendide e fantastiche, nascoste in posti strani in un microcosmo immaginario di montagne.

La pietra non è la rappresentazione materialistica di una montagna ma un simbolo, un’immagine ideale e serve come sostituto per i magnifici panorami ideali sperimentati nei sogni. Esse son un tramite tra cielo e terra essendo mezzo per estendersi nel cielo ed al contempo rappresentare le ossa della terra.

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in Giappone

I Suiseki sono pietre formatesi naturalmente ed ammirate per la loro bellezza e per il loro potere suggestivo tale da estrinsecare una scena naturale od un oggetto strettamente associato alla natura. In tal caso, la coesistenza di due religioni in uno stesso paese, lo Shintoismo ed il Buddismo hanno fatto si che, il riferimento alla natura fosse palese e ricercato. Potere evocativo, suggestivo ed interpretativo sono la costante del fine ultimo di chi esercita questo tipo d’arte.

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in Corea 

Il Suseok significa pietra di lunga vita o pietra con immagine immutabile.


Le qualità estetiche che deve possedere un suiseki sono tre: potenzialità evocativa, equilibrio e colore attenuato.
Potenzialità evocativa: La bellezza del suiseki deriva dalla capacità della pietra di suggerire uno scenario o un oggetto. La cosa importante è che essa sia associato alla natura. La potenzialità evocativa è illimitata
E’ prassi diffusa dare al suiseki un nome che esprime le sue qualità evocative, ma sono le pietre più semplici ad esprimere maggiore potenziale espressivo. I suiseki non devono essere copie esatte di soggetti naturali, ma le pietre devono stimolare l’immaginazione, invitando l’osservatore a completare il quadro.

Il colore deve essere scuro e smorzato. Il colore è un elemento vitale del potenziale evocativo. Le pietre più apprezzate sono quelli con una miscela indistinta di colori che possono essere maggiormente valorizzati dalla formazione di una patina che i collezionisti riproducono con la pratica del “yoseki”, ossia la pratica di coltivare le pietre fino a quando assumono una patina di vissuto uniforme.
Equilibrio. Influenza l’estetica della pietra. Il collezionista esamina la pietra da tutti e sei lati e deve ricercare elementi asimmetrici, non ripetitivi, irregolari e contrastanti, ma in armonioso equilibrio.

Indirizzo

Associazione Bonsai e Suiseki 
"Perla dello Jonio"
Via della Resistenza 77
 Catanzaro


Contatti

Email: info@bonsaicalabria.it 
bonsaiesuisekiperladellojonio@pec.it

Tel.: 331-3670332
 

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